L'itagliano ti uccide

3 febbraio 2010

La correttezza linguistica è una forma di cortesia?

Filed under: Senza categoria — esprit74follet @ 14:49

Internet, e in particolare i blog, sono luoghi informali dove la comunicazione scritta segue regole più blande di quanto sia abituale in altri contesti. A volte si leggono post o commenti di difficile interpretazione perché il pensiero viene espresso in forma contorta e sgrammaticata. Si usano talvolta abbreviazioni che possono rendere faticosa la lettura: penso in particolare all’uso della k per la c dura o ad abbreviazioni del tipo di cmq per comunque, xché per perché, e via discorrendo.

Si potrebbe dire che ciò dipenda dalla scarsa istruzione di chi scrive, ma non è su questo aspetto (pur rilevante) che vorrei focalizzare la riflessione, quanto piuttosto sulla fretta e sulla poca cura di chi scrive.

Indubbiamente scrivere in forma corretta, magari anche semplice e gradevole da leggere costa tempo e fatica; il medium virtuale incoraggia il linguaggio informale e dà l’illusione di mettersi immediatamente in contatto con i destinatari della comunicazione; le condizioni della comunicazione sono, inoltre, sovente influenzate dal fatto di scrivere dall’ufficio (magari di nascosto dal datore di lavoro), sfruttando i tempi morti tra le diverse incombenze della vita quotidiana. Tutto ciò non può che limitare le capacità espressive di chi scrive e, di fatto, rende incerta la comunicazione.

Ritengo, però, che lo sforzo di scrivere in maniera chiara, oltre che comprensibile, sia in realtà un atto di cortesia verso chi legge: costringere i lettori a supposizioni o addirittura elucubrazioni intellettuali per comprendere ciò che vogliamo dire significa anche non aver riguardo per il vero scopo della comunicazione, che è condividere pensieri. Un messaggio contorto, insomma, mi pare sottintenda che allo scrivente non importa realmente essere compreso, e probabilmente neppure ottenere risposta, ma solamente esprimere un fiotto di parole.

Qualcuno potrebbe dire che si tratta di espressione di sé allo stato più puro, priva addirittura della necessità di un destinatario del messaggio. A me, invece, sembra l’ennesima mancanza di buone maniere in un mondo fatto di monadi chiuse nella propria solitudine.

Vi chiedo quali siano le vostre sensazioni al riguardo: siete irritati dalla cripticità di certi scritti oppure, al contrario, siete stimolati a meglio comprenderli?

28 gennaio 2010

“piuttosto che” al posto di “o”

Filed under: imbarbarimento — esprit74follet @ 13:42
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Negli ultimi anni si è diffuso l’uso del sintagma “piuttosto che” con valore disgiuntivo, il che suona barbaro alle mie orecchie. Sembra che questa voga sia di origine settentrionale, ma apparentemente essa dilaga ormai in tutta la penisola.

Il vezzo di usare la costruzione “piuttosto che” al posto di “o” mi disturba non solo perché grammaticalmente improprio ed estraneo all’evoluzione etimologica del sintagma, ma soprattutto perché genera ambiguità nel discorso: la frase “mangerò una mela o una banana” è chiara nell’indicare che non ho preferenza per l’uno o l’altro frutto; la frase “mangerò una mela piuttosto che una banana”, dovrebbe essere altrettanto chiara nell’esprimere la mia preferenza per la mela. Eppure frasi come “Andrò in vacanza al mare: in Calabria piuttosto che in Sardegna o in Sicilia” stanno diventando ambigue: intenderò dire che preferisco le coste calabresi, o che non esprimo preferenze per la mia destinazione?

Per un approfondimento vi segnalo questo articolo di Ornella Castellani Polidori sul sito dell’Accademia della Crusca: http://www.accademiadellacrusca.it/faq/faq_risp.php?id=3930&ctg_id=93

22 gennaio 2010

L’itagliano ti uccide

Filed under: Senza categoria — Perennemente Sloggata @ 14:01
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L’Accademia della Crusca ci farà un baffo: raccogliamo, svisceriamo, distruggiamo, correggiamo ciò che i nostri occhi hanno l’oRore di reperire.

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