Internet, e in particolare i blog, sono luoghi informali dove la comunicazione scritta segue regole più blande di quanto sia abituale in altri contesti. A volte si leggono post o commenti di difficile interpretazione perché il pensiero viene espresso in forma contorta e sgrammaticata. Si usano talvolta abbreviazioni che possono rendere faticosa la lettura: penso in particolare all’uso della k per la c dura o ad abbreviazioni del tipo di cmq per comunque, xché per perché, e via discorrendo.
Si potrebbe dire che ciò dipenda dalla scarsa istruzione di chi scrive, ma non è su questo aspetto (pur rilevante) che vorrei focalizzare la riflessione, quanto piuttosto sulla fretta e sulla poca cura di chi scrive.
Indubbiamente scrivere in forma corretta, magari anche semplice e gradevole da leggere costa tempo e fatica; il medium virtuale incoraggia il linguaggio informale e dà l’illusione di mettersi immediatamente in contatto con i destinatari della comunicazione; le condizioni della comunicazione sono, inoltre, sovente influenzate dal fatto di scrivere dall’ufficio (magari di nascosto dal datore di lavoro), sfruttando i tempi morti tra le diverse incombenze della vita quotidiana. Tutto ciò non può che limitare le capacità espressive di chi scrive e, di fatto, rende incerta la comunicazione.
Ritengo, però, che lo sforzo di scrivere in maniera chiara, oltre che comprensibile, sia in realtà un atto di cortesia verso chi legge: costringere i lettori a supposizioni o addirittura elucubrazioni intellettuali per comprendere ciò che vogliamo dire significa anche non aver riguardo per il vero scopo della comunicazione, che è condividere pensieri. Un messaggio contorto, insomma, mi pare sottintenda che allo scrivente non importa realmente essere compreso, e probabilmente neppure ottenere risposta, ma solamente esprimere un fiotto di parole.
Qualcuno potrebbe dire che si tratta di espressione di sé allo stato più puro, priva addirittura della necessità di un destinatario del messaggio. A me, invece, sembra l’ennesima mancanza di buone maniere in un mondo fatto di monadi chiuse nella propria solitudine.
Vi chiedo quali siano le vostre sensazioni al riguardo: siete irritati dalla cripticità di certi scritti oppure, al contrario, siete stimolati a meglio comprenderli?